essere Unicum

photo credit: Maria Avino
IG @ilmelograno_counseling

Da ieri sera che sto leggendo IL LUNGO CAMMINO, del M° Bert Hellinger, padre delle Costellazioni Familiari, che sto anche però “costellando”, circondata da varie sincronicità che hanno evidenziato come la mia parola del giorno sia UNICUM! (Termine latino usato in italiano per indicare un oggetto, un esemplare o un fenomeno del tutto unico e irripetibile o una situazione eccezionale, singolare e fuori dal comune, che non ha eguali: proprio come me e te che stai leggendo!)

E questa parola mi è arrivata dal Campo (è sottointeso che tu sappia di cosa io stia parlando) con la 2a carta estratta, dalla mia collega, cara amica e professionista del counseling, che ammiro molto, Maria Avino, dal suo Instagram, per la sua nuova rubrica LA BUSSOLA DELLA FELICITà, dove estrae una carta al giorno delle 52 del deck di Lucia Giovannini, a supporto di una propria meditazione e percezione dell’immagine, con annessa domanda rivolta alla nostra anima…

IN CHE MODO LA MIA VITA è PROSPERA? Rispondo: NELL’ESSERE UN UNICUM DI MIA MADRE, RABDOMANTE CHE MI FA VIBRARE ALLA VITA, E DI MIO PADRE, BUSSOLA CHE MI ORIENTA NEL MONDO! Osservando la carta questa mi ha “parlato” di come la prosperità si manifesti fuori e soprattutto dentro di me e cioè: attraverso di me! Io che ne sono la prova apodittica (termine che ho imparato oggi, leggendo il libro) dell’amore dei miei genitori: le due mani aperte, la sx di mia madre, la dx di mio padre, unite per accogliere ed esaltare me, frutto del loro incontro sensuale ed energetico! Hanno detto Sì alla mia richiesta di essere i miei genitori e di farmi incarnare in questo piano di realtà! (Prenditi anche tu qualche minuto per visualizzare e meditare sulla carta nella foto: questo articolo è anche e principalmente al tuo servizio…)

Altra sincronicità, che ha apportato forza alla mia Costellazione in corso, è la meditazione che mi si è mostrata a pag. 51 del libro di Hellinger: la condivido con te, fanne quello che vuoi, ma innanzitutto: quello che puoi.

Meditazione sul 1° anello (di 5) dell’amore: i genitori.

“Chiudo gli occhi e ritorno alla mia infanzia. Guardo l’inizio della mia vita. L’inizio è stato l’amore dei miei genitori come uomo e donna. Sono stati attratti l’uno dall’altra da un forte impulso, da qualcosa di grande, che agiva dietro di loro. Guardo questo qualcosa di grande, che ha unito i miei genitori e mi inchino di fronte a esso. Poi guardo con amore e gratitudine i miei genitori, come sono diventati una sola cosa e come io sono stato creato da questa unità.

Poi i miei genitori mi hanno aspettato, con speranza, ma anche con paura chiedendosi se tutto sarebbe andato per il meglio. E poi mia madre mi ha messo al mondo, con dolore. I miei genitori si sono guardati e si sono meravigliati: è il nostro bambino? Poi hanno detto: “Sì, tu sei nostro figlio e noi siamo i tuoi genitori”. Mi hanno dato un nome, mi hanno dato il loro nome e hanno detto a tutti: “Questo è nostro figlio”. Da quel momento faccio parte di quella famiglia.

Qualunque cosa di grave sia successa in seguito, soprattutto durante la mia infanzia, non ha pregiudicato la vita stessa. Le difficoltà possono mettere a dura prova. Se però guardo le difficoltà – per esempio essere stato affidato ad altri o non avere conosciuto mio padre -, le accetto così come sono e ne traggo una particolare forza. Poi guardo i miei genitori e dico: “Da voi ho ricevuto l’essenziale. Qualunque cosa abbiate fatto, anche se è legata alla colpa, l’accetto, anche questo fa parte della mia vita e io l’accetto”.

Dentro di me sento di essere i miei genitori, li conosco intimamente. Posso ad esempio immaginare: dove sento mia madre dentro di me? Dove sento mio padre dentro di me? Chi di loro è maggiormente in primo piano? Chi è più in secondo piano? Consento a entrambi di spostarsi in primo piano e di ritrovarsi e continuare a stare insieme dentro di me. Restano per sempre insieme dentro di me. E io ne sono felice. Li porto veramente dentro di me.

Qualunque cosa sia successa durante la mia infanzia, l’accetto. Alla fine tutto si è sistemato, ho avuto la possibilità di crescere. Oltre ai miei genitori, molte altre persone mi hanno aiutato. Se ad esempio i miei genitori non erano disponibili, ecco che compariva un insegnante o una zia al loro posto. Oppure qualcuno per strada mi ha chiesto: cosa c’è piccolino? Così, ad esempio, mi ha accompagnato a casa. Li prendo tutti , insieme ai miei genitori, nell’anima e nel cuore. Tutto d’un tratto percepisco una grande pienezza in me. Se accetto tutto ciò con amore, mi sento compiuto e in armonia. Questo amore è dentro di me e si sviluppa in me.“

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A presto e grazie, team Gli Antennati

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2 Risposte a “essere Unicum”

  1. Articolo bellissimo e mi è piaciuta tanto l’immagine delle tue mani che ti hanno rimandato ai tuoi genitori e i semi a te come frutto nelle loro mani.
    Grazie ancora!
    Maria Avino

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